Conte e quell’abitudine alla vittoria: tutti i numeri

28 novembre 2013

Antonio-conte-Pancia piena, mancanza di fame e altre amenità del genere. Qualcuno non riconosceva più la Juve, non vedeva più la cattiveria del primo biennio Conte e si chiedeva: tutto qui? Finisce qua?

Macché: numeri alla mano, questa è la Juve più forte del ciclo Conte: 34 punti (28 gf, 10 gs, dr +18), contro i 32 dell’anno scorso (29-9, +20) e i 31 di due anni fa (23-7, +16).

Ogni tanto fa bene prendere dei ceffoni. Per svegliarsi e ritrovare la rabbia. E quei ceffoni sono arrivati a Firenze, quando i bianconeri, avanti di due gol e in totale controllo di match, ne hanno prese quattro in soli venti minuti. Che smacco.

Ma ricordiamoci che stiamo parlando di un tecnico capace di portare al trionfo la Juventus dopo due anni grigissimi, conclusi al settimo posto. La bravura di Conte sta proprio qua: la capacità di risvegliare la squadra. Dopo il crollo di Firenze, la Juve ha totalizzato in campionato cinque vittorie su cinque, 12 gol fatti e nessuno subito. La rinascita è partita dalla retroguardia: una difesa che aveva preso stranamente qualche gol di troppo (10 in stagione), all’improvviso ha calato la saracinesca.

In sintesi, Conte è il vero collante della squadra. Nella sua carriera, mai più di tre sconfitte di fila (è successo solo due volte, Arezzo 29/09/06-14/10/2006, Atalanta 28/10/09-7/11-0). Ma prendendo in considerazione solo le annate in cui è stato su una panchina per l’intera stagione, non è mai andato oltre le due sconfitte di fila. Solo una volta ha collezionato quattro partite di fila senza vittoria (Juventus 25/02/12-11/03/12) e solo due volte sono state tre le partite consecutive senza vittoria (Bari 1/9/08-13/9/08 e Siena 27/11/10-8/12/10).


Caro Prandelli, adesso sveglia i giocatori

18 novembre 2013

Prandelli“Pretendo maggior entusiasmo”. Cesare Prandelli ha tirato le orecchie a tutti, Lega Calcio, stampa, tifosi. “Adesso tutti pensano al campionato, poi al Mondiale si diventa tifosi”. Verissimo. Come dargli torto, quando un’amichevole nel bel mezzo di Coppe e campionato viene vista da tutti come un diversivo fastidioso?

Ribadiamo, da tutti: calciatori compresi. Ebbene sì, perché molti azzurri che scendono in campo non lo fanno con la dovuta cattiveria. Perciò il ct dovrebbe preoccuparsi maggiormente del fatto che i suoi giocatori lo seguano o meno. E non ci sembra che, ultimamente, ci stia riuscendo. Alla vigilia del doppio impegno contro Danimarca e Armenia, due gare di qualificazione ininfluenti (un mese prima l’Italia aveva già prenotato il biglietto per il Brasile), Prandelli aveva chiesto vittorie e bel gioco. Non abbiamo visto né l’uno né l’altro. Nemmeno una striminzita vittoria, che ci avrebbe permesso di essere testa di serie al sorteggio dei Mondiali. E così, oltre alla figuraccia di un pari interno con l’Armenia, si aggiunge pure la preoccupazione di essere inseriti in un girone di ferro in Brasile.

Ma non è tutto, perché, quando si parla di amichevoli, la Nazionale sembra approcciarle come sfide tra scapoli e ammogliati. Nell’ultimo anno, su 13 gare, compresa quella contro la Nigeria, gli azzurri hanno vinto appena 2 volte (una contro San Marino), pareggiato 5 (persino contro i giganti di Haiti) e perso 6. Insomma, hai voglia a chiedere più spazio per la Nazionale con gare e stage, se poi nemmeno chi viene convocato ha tutta questa voglia.


Prima giornata di Serie A, dal capoccione di Toni al made in Nicosia

26 agosto 2013

IL MEGLIO

LUCA TONI: E sì che il campionato doveva cominciare all’insegna dei top player stranieri. E sì che i giovani italiani dovevano prendersi la scena. Invece l’uomo copertina della prima giornata di serie A è un marcantonio italiano di 36 anni. Capace di farne due al Milan, inerpicandosi fin sopra il cielo. Capace di far dire a mister Allegri in conferenza stampa “I nostri ragazzotti prendano esempio da lui”. Capace di mandare in estasi un’intera città. Altro che seno di Giulietta, andate a metter mani sul capoccione di Toni. Voto 8.

NAPOLI: Napoli balla calcio. Non è una tarantella sbilenca, è un passo elegante, a ritmo accelerato, dove è lecito regalarsi estri d’autore. Dirige l’orchestra Don Rafè. E lo scugnizzo che muove le danze ha una cresta che sembra un pungiglione, per come riesce a pizzicare l’avversario. Ha carta d’identità slovacca, ma parla napoletano. E’ la simbiosi di una piazza effervescente. Voto 7.

BSiflPlIEAADW5c SKY: Un omaggio alla Buon Costume. Si gioca Cagliari-Atalanta, e Sky che fa? Non sta bene abbreviare entrambe le squadre con le canoniche tre lettere in grafica, dato l’esito scatologico che ne consegue. E dunque, limitarsi a CA per indicare i sardi. Voto 7,5 per la scrupolosità. Inaudita.

 

 

 

IL PEGGIO

Rudy Garcia

RUDY GARCIA: “Pronto, è la Bella Napoli? Sì, allora… vorrei una margherita, ma non esageri con la mozzarella… grazie”. “Pronto, amore? Volevo dirti che ritardo un po’ stasera… No, non preoccuparti, niente di grave… Ci sentiamo più tardi”. “Pronto? Senti, ma è vero che Hamsik ha fatto due gol? Maledizione, ce l’ho contro al Fantacalcio… Io ho puntato tutto su Balotelli, ma ieri nada… Come dici? Ma figurati se compravo Borriello al Fantacalcio, ma figurati… Ah, l’ho messo titolare? E vabbè, mi sarò distratto…”. D’accordo che lo spettacolo a Livorno poteva non essere dei migliori, ma da qui a cianciare al telefono… Voto 5.

 

paul-pogba LA MAGLIA DELLA JUVE: Si ispira ai colori di Torino, è storica, tutto quello che volete… Ma a me ricorda l’Apoel Nicosia, in un bel terzo turno di Coppa delle Coppe. Poi vabbè, la Juve anche in canottiera fa il suo. Senza voto.


Cronaca semiseria di Reggina-Bari

24 agosto 2013

“Oh, gira sul Bari”

“Ho già messo”

“Ma che dici? Stai guardando Dj Francesco… mamma mè”

“Lo ha invitato la Reggina”

“Elisabetta?”

“Non la Regina d’Inghilterra, la Reggina, per il centenario della squadra”

“Addirittura? Mi sa che hanno lo stesso budget del Bari, allora”

“Eh, penso pure io”

“Ma quand’è che inizia la partita?”

“E che ne so, più tardi inizia, più tardi inizi a soffrire”

“Aspè, fammi leggere la formazione….mmm….Guarna, Ceppitelli, Samnick, Chiosa, Sabelli, Defendi, De Falco, Sciaudone, Calderoni, Albadoro, Galano”

“Mò e che è, il Real Madrid”

“C sì amar… Meh, secondo me questo Samnick è buono, stava al Psg”

“Sì, e faceva coppia con Thiago Silva”

“Eh?”

“Ma ti pare che uno che va al Bari arrivi dal Psg? Giocava nelle giovanili – seguimi, gio-va-ni-li – del Psg, poi s’è rotto, gli hanno rescisso il contratto, e l’anno scorso ha giocato nel Locarno. Viene da Locarno, mica da Parigi”

“Vabbè, ma se Parigi avesse il mare…”

“Questo è vero”

“Meh, mò citt, che sta iniziando”

“20 secondi e già gol della Reggina?”

“L’ha annullato, hai visto che spinta c’era su Ceppitelli?”

“Boh, comunque un bel segnale. Palla in rete dopo 20 secondi di campionato”

“Hai notato che pur di non far giocare Marotta ha messo Galano attaccante?”

“Idolo”

“Povero Marottone… 4 maglie in 2 stagioni. È un incompreso”

“No, secondo me è lui che non ha compreso. Che non può fare il calciatore”

“Oh, guarda Samnick come svetta”

“E ci mancherebbe, è alto 2 metri. Mi sa di un misto di Borghese, Glik e Diamoutene. Tutti nella loro versione scarsa, però”

“Finora non ha fatto errori”

“Ha Gerardi di fronte, mica Messi”

“Però partita equilibrata”

“Sì, a patto che si possa chiamare partita. Mi sembra più lotta nel fango”

“0-0 giusto per ora”

“Ora nel senso di ora pro nobis? Meh, falla una preghiera a San Nicola, che qua la vedo amara amara amara…”

“Beh, al di là del fatto che ci fermiamo puntualmente sulla loro trequarti, non vedo grossi problemi”

“Al di là del fatto che non sappiamo giocare a calcio, non vedo grossi problemi, sì, mi sento di sottoscrivere”

“Entra Marotta!”

“Ora sì che ne vedo di grossi problemi”

“La Reggina invece ha messo Di Michele… adesso si fa tosta”

“Prima, invece, era una passeggiata, profumi e balocchi, direi”

“Stiamo soffrendo adesso”

“Dal preciso istante in cui è entrato Marotta, che simpatica casualità”

“Guarna! Che parata!”

“Ma quale parata, era palo”

“Ah, vero. Ci aveva messo i pugni, pensavo l’avesse presa lui”

“No, anzi, hai ragione, lui con l’imposizione delle mani ha fatto sì che la palla sbattesse sul palo, senza che neanche si rendesse necessario il suo intervento. È di un’altra categoria”

“Quella dei maghi?”

“No, quella dei fortunati con la C maiuscola”

“Corner per la Reggina… oddio, traversa”

“…”

“Com’era la storia della categoria?”

“Lascia stare. Bella la svirgolata di Samnick. La nostra occasione più nitida”

“Ma era verso la nostra porta”

“Appunto”

“Espulso Defendi”

“Meno male che sta finendo…”

“L’estate?”

“Per Marotta non finisce mai. Ha scambiato il terreno del Granillo per una spiaggia”

“Dai… finita. 0-0, pensavo peggio”

“Sì, anche perché abbiamo fatto un salto in avanti in classifica fenomenale. Da -3 a -2”

“E ti lamenti?”

“No, mai. Anche perché ricordalo sempre: GAUCCI, NOI SIAMO DI SERIE A!”


Al via la Serie A: la griglia di partenza

23 agosto 2013

PRIMA FILA

JUVENTUS: È ancora la squadra da battere, inutile girarci intorno. Per quanto le rivali possano rafforzarsi, la Juve ha raggiunto un’armonia di gioco e una compattezza di intenti tali da collocarla abbondantemente sopra le concorrenti. Il mercato ha corretto quel che doveva, viatico indispensabile per poter lottare sui tre fronti. La difesa è sistemata con l’arrivo di Ogbonna. L’attacco è tirato a lucido con Tevez (che, con tutto il rispetto, è di un’altra categoria rispetto a Giovinco) e Llorente, che – in attesa di capire il modo giusto di inserirsi – non è un pivellino. E il rischio di essere sazi, sbandierato da qualcuno, è un alibi che non serve a nessuno.

SECONDA FILA

NAPOLI: L’anno scorso si è piazzato dietro alla Juve, anche se ne ha saggiato solamente i fumi di scarico. Quest’anno parte con due grosse incognite, che equivalgono a due grossi addii: Cavani e Mazzarri. Il primo – non ce ne voglia il Matador – ha già trovato un degno erede in Higuain: il Pipita è un campione, se qualcuno non se ne fosse accorto, e giustamente è stato pagato a peso d’oro. La guida tecnica resta un groviglio: come avvertirà la squadra il brusco passaggio dall’essenzialismo nevrotico di Mazzarri – mourinhiano, oseremmo dire – alla manovra paciosa e avvolgente di Benitez? Il precedente interista arreca più di un interrogativo.

TERZA FILA

MILAN: Praticamente di mercato non se n’è visto, tranne movimenti di assestamento (e Poli, gran giocatore). Ma diffidare della presunta innocuità rossonera: questa squadra l’anno scorso si è rialzata da sola da un pozzo nero che pareva senza fondo. Non avrà l’asso di briscola, necessario per vincere il campionato, però i carichi da undici non mancano e non ci riferiamo solo a Balotelli e El Shaarawy (fenomeni assoluti). Centrare la Champions, senza dover aspettare un gollonzo di Mexes come l’anno scorso, è la missione da non fallire. Ma basterà per accontentare i tifosi?

QUARTA FILA

FIORENTINA: L’estate viola ha i volti di Mario Gomez e Giuseppe Rossi. Mica male, direte voi. Adesso, però arriva la prova del campo. Necessaria, perché la Fiorentina a guida Montella è un laboratorio. Bello, ma pur sempre luogo dove sperimentare. Tant’è vero che lo scorso anno qualche reazione chimica non ha funzionato. Problemi che sono costati un posto in Champions. Quest’anno la squadra ha qualche ricambio in più, ma siamo sicuri che non manchi nessun ingrediente per l’alchimia perfetta? Per esempio un portiere? E la difesa è solida al 100%?

QUINTA FILA

LAZIO: Un solo innesto di pregio: Biglia. Per il resto, formazione confermata in blocco. Vantaggio non da poco, ma la Lazio ci sembra squadra monocorde, incapace di variare. Vincerà molte partite, soprattutto in casa, bazzicherà posizioni europee. Ma senza mai dare la frustata decisiva.

SESTA FILA

INTER: I nerazzurri partono da un concetto base: peggio dell’anno scorso non può andare. Andrà non meglio, ma decisamente meglio. Non tanto per la qualità della squadra, che ci appare comunque rivedibile. Perché Mazzarri non permetterà figuracce come quella dell’anno scorso. Scordatevi il bel gioco, ma arriveranno risultati preziosi.

SETTIMA FILA

ROMA: I tifosi hanno perso la pazienza e qualche ragione ce l’hanno. A furia di parlare di progetto, la Roma naviga a vista, senza una meta precisa. Senza parlare del mercato: via Stekelenburg, Marquinhos, Osvaldo, quasi sicuramente anche Lamela. Benatia e Strootman sono acquisti positivi, ma non basta. Garcia ha idea in che razza di pasticcio si è cacciato?

OTTAVA FILA

PARMA: La squadra è tosta e Cassano in provincia può ritrovarsi. Acquisti mirati, giusto così.

NONA FILA

ATALANTA: Bene Yepes in difesa, serviva. Anche qui è cambiato poco, Bonaventura il giocatore da seguire.

DECIMA FILA

SAMPDORIA: Sono andati via Poli e Icardi, ma sono arrivati ottimi giocatori. Su tutti Gabbiadini: può fare meglio dell’argentino. Occhio a Gentsoglou, Regini e Salamon.

UNDICESIMA FILA

UDINESE: Il mercato non ha regalato faville. Nico Lopez è da scoprire, aspettiamo. Se Guidolin porta ancora i friulani in Europa, gli dedicano il nuovo stadio.

DODICESIMA FILA

CATANIA: Lodi e Gomez non si sostituiscono con uno schiocco di dita. Però Maran saprà traghettare la squadra al sicuro.

TREDICESIMA FILA

CAGLIARI: I colpi estivi sono la permanenza di Astori, Nainggolan e Ibarbo. Non ha bisogno di nient’altro.

QUATTORDICESIMA FILA

VERONA: Neopromossi sì, ma daranno battaglia a tutti. Da veterani come Toni e Donati a giovani come Martinho e Jorginho, può diventare una bella realtà.

QUINDICESIMA FILA

TORINO: Immobile, Bellomo, El Kaddouri: giovani interessanti. Resta Cerci l’arma in più, Pegolo merita la maglia da titolare.

SEDICESIMA FILA

CHIEVO: Indeboliti rispetto allo scorso anno. Ma questa è la rivincita di Sannino, non fallirà.

DICIASSETTESIMA FILA

BOLOGNA: Partenze pesanti, l’unico nome nuovo di peso è Bianchi. Aggrappati alle invenzioni di Diamanti, a Bologna sperano che bastino.

DICIOTTESIMA FILA

GENOA: Il solito andirivieni che non promette nulla di buono. Liverani è un neopatentato, sa guidare nel traffico?

DICIANNOVESIMA FILA

SASSUOLO: In Serie B hanno incantato, quest’anno serviva qualcosa in più. Piacciono Berardi e Zaza lì davanti.

VENTESIMA FILA

LIVORNO: Mercato insufficiente. Ad oggi il Livorno non ha speranze di rimanere nella massima serie.


Presidente a 24 anni? A Sant’Angelo si può

21 agosto 2013

sant'angelo

Potrebbe essere uno dei calciatori del Sant’Angelo, vista l’età, invece è il presidente della squadra. A 24 anni, Simone Lucariello è già titolare di due aziende: una di famiglia, operante nel settore delle pulizie, e una fondata in prima persona un anno fa, che si occupa di noleggio di auto. Milanista, quest’estate si è innamorato di un’altra maglia rossonera: «Sono sempre stato appassionato di calcio: ora che ne ho le possibilità, ho deciso di interessarmene in prima persona. Mi avevano parlato del Fanfulla e avevo anche fatto un salto a Lodi, ma ho preferito il Sant’Angelo: una bella scommessa». E che scommessa: salvare il calcio a Sant’Angelo, ridotto ai minimi termini dopo un’annata disastrosa.

 

L’ex patron Roveda aveva messo in vendita il club perché non poteva più sostenerlo, ma la gestione del subentrante Quartaroli si è rivelata un fallimento. Tutto questo mentre la squadra annaspava in serie D e concludeva la stagione con 18 sconfitte consecutive. Per questo l’arrivo di Lucariello è stato salutato con grande entusiasmo a Sant’Angelo: la società ha evitato il fallimento ed è pronta ad affrontare il campionato di Eccellenza, inserito nel girone A con le squadre pavesi. «Abbiamo chiuso la trattativa in due giorni – spiega il presidente rossonero – e abbiamo subito messo in salvo la società, regolando gli accordi più importanti e firmando la convenzione per giocare al “Chiesa”. Restano alcuni debiti con i fornitori, che salderemo al più presto. Alcuni hanno approfittato della situazione, ad esempio ci è stata recapitata una fattura di un ristorante con 140 coperti».

 

Il braccio destro di Lucariello, nonché amministratore delegato del club, si chiama Marco Barizza, anche lui 24enne: «È un amico, lavora con me nell’impresa di autonoleggio. L’ho conosciuto quando lavorava in un’azienda padovana e l’ho convinto a seguirmi».

 

Giovane è anche la squadra visto che su una rosa di 25 elementi, ben 15 hanno meno di 20 anni. Li allena Gianpaolo Chierico, vecchia conoscenza del calcio pavese: «Ho scelto il progetto perché mi ha attratto la piazza – spiega il tecnico ex Oltrepo –. Stiamo costruendo sulle macerie e non è stato facile convincere i giocatori a venire a Sant’Angelo». In una squadra così giovane, il più anziano è Luca Fazio, classe ’84, e gli altri con esperienza in Eccellenza – come Ricci (’88), Fiammenghi (’92), Lillo (’91), Guidi (’90), Colombi (’88) – non possono certo essere definiti vecchi. «Vogliamo fare un campionato dignitoso, cercando di chiudere nella parte sinistra della classifica», sintetizza Chierico.

(mio articolo su “La Provincia Pavese”, 19 agosto 2013)


A Foggia è di scena l’Atletico Madrid. A sua insaputa

15 agosto 2013

Foggia-Atletico Madrid

La notizia è una bomba. E rischia di surriscaldare l’estate foggiana. Il club rossonero ha infatti organizzato un’amichevole di prestigio contro l’Atletico Madrid, squadra di spessore internazionale (due Europa League, due Supercoppe Europee e una Coppa del Re messe in bacheca negli ultimi tre anni).  Appuntamento il 14 agosto. La città non può che infiammarsi: i satanelli, appena ripescati in Seconda Divisione, brindano all’inizio della nuova stagione con una serata di gala. Il sito ufficiale dei pugliesi spara la notizia a tutta pagina, pubblicando in home page la foto dei colchoneros mentre sollevano il trofeo dell’Europa League edizione 2012. In città è caccia al biglietto: dai 10 ai 25 euro, prezzi più che accessibili. Tutto talmente bello da non sembrare vero. E, in effetti, proprio vero non è. AtleticodeMadrid-FoggiaIl sito “Foggia Città aperta” invia una mail all’ufficio stampa del club spagnolo. “Ma è vero che l’Atletico giocherà in amichevole contro i pugliesi, tanto più che tre giorni dopo è in programma l’esordio nella Liga?”. La risposta da Madrid è lapidaria e lascia di stucco: “El primer equipo del Atletico de Madrid no”. Non la prima squadra, dunque. Non i vari Villa, Arda Turan, Diego Costa. E allora chi sarà di scena allo Zaccheria? Il dg foggiano Masi glissa: “Non vogliamo alimentare i sogni dei tifosi rossoneri, ma siamo in contatto con la società spagnola e la rosa dell’Atletico Madrid è ampia. Aspettiamo di capire quali giocatori possano venire”. Insomma, la speranza che qualche big ci sia rimane. Ma scorrendo la lista dei biancorossi che si presentano a Foggia, nomi noti non ce ne sono. C’è un certo Pato, ma non era tornato in Brasile? State tranquilli, non è l’ex rossonero. Semplicemente, l’Atletico Madrid in trasferta a Foggia è la terza squadra dei colchoneros, la squadra C, che milita in Tercera Division (la quarta serie spagnola). Tant’è vero che l’amichevole termina 3-0 per i pugliesi. Insomma, una vera e propria supercazzola in salsa spagnola.


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